Il regolamento del Recovery and Resilience Facility. Seconda parte: i sei pilastri e le sette iniziative faro europee

12 marzo 2021 di Mauro Varotto

Oltre ad un obiettivo generale, il regolamento istitutivo stabilisce anche un obiettivo specifico del RRF: fornire un sostegno finanziario agli Stati membri per raggiungere i traguardi (milestones, cioè i risultati qualitativi) e gli obiettivi (targets, cioè i risultati quantitativi) previsti dalle riforme e dagli investimenti programmati nei piani nazionali per la ripresa e la resilienza.

Il RRF ha un campo di intervento ben delimitato, articolato in sei pilastri, i quali definiscono le tipologie di riforme e di investimenti che potranno essere selezionati nei piani nazionali per la ripresa e la resilienza:

  1. transizione verde (green transition), la quale dovrebbe essere sostenuta da riforme e investimenti in tecnologie e capacità verdi, tra cui la biodiversità, l’efficienza energetica, la ristrutturazione degli edifici e l’economia circolare;
  2. trasformazione digitale (digital transformation), da perseguire mediante riforme e investimenti in tecnologie, infrastrutture e processi digitali, con particolare attenzione alla digitalizzazione dei servizi, allo sviluppo di infrastrutture digitali e di dati, alla creazione di cluster e poli di innovazione digitale nonché di soluzioni digitali aperte e, infine, alla digitalizzazione delle PMI;
  3. crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, che comprenda coesione economica, occupazione, produttività, competitività, ricerca, sviluppo e innovazione, e un mercato interno ben funzionante con PMI forti. In questo pilastro le riforme e gli investimenti dovrebbero mirare a rafforzare il potenziale di crescita e consentire una ripresa sostenibile dell’economia dell’Unione e dovrebbero promuovere l’imprenditorialità, l’economia sociale, lo sviluppo di infrastrutture e di trasporti sostenibili, nonché l’industrializzazione e la reindustrializzazione, oltre ad attenuare l’effetto della crisi COVID-19 sull’economia;
  4. coesione sociale e territoriale, attraverso riforme e investimenti che dovrebbero contribuire a combattere la povertà e ad affrontare la disoccupazione, affinché le economie degli Stati membri si riprendano, senza lasciare indietro nessuno. Le strade per raggiungere tali risultati saranno la creazione di posti di lavoro stabili e di qualità, l’inclusione e l’integrazione dei gruppi svantaggiati, il dialogo sociale, la creazione di infrastrutture e servizi nonché di sistemi di protezione sociale e di welfare;
  5. salute e resilienza economica, sociale e istituzionale, al fine, fra l’altro, di rafforzare la capacità di risposta alle crisi e la preparazione alle crisi. In questo pilastro, riforme e investimenti dovrebbero mirare a un miglioramento della continuità delle attività e del servizio pubblico, dell’accessibilità e della capacità dei sistemi sanitari e di assistenza, dell’efficacia della pubblica amministrazione, anche riducendo al minimo gli oneri amministrativi, e dell’efficacia dei sistemi giudiziari, comprese la prevenzione delle frodi e la vigilanza antiriciclaggio;
  6. politiche per la prossima generazione, l’infanzia e i giovani, come l’istruzione e le competenze. Le riforme e gli investimenti nell’ultimo dei sei pilastri del RFF saranno essenziali per promuovere l’istruzione e le competenze, comprese quelle digitali, l’aggiornamento, la riconversione e la riqualificazione professionali della forza lavoro, un programma di integrazione per i disoccupati, politiche di investimento nell’accesso e nelle opportunità per l’infanzia e i giovani in relazione all’istruzione, alla salute, alla nutrizione, al lavoro e all’alloggio, e, infine, le politiche che colmano il divario generazionale in linea con gli obiettivi della garanzia per l’infanzia e della garanzia per i giovani.

 

Concentrazione delle risorse sulla transizione verde e digitale

Il regolamento istitutivo definisce i sei pilastri come “aree di intervento di pertinenza europea”, a conferma che, come ogni programma settoriale dell’Unione, anche il RRF contribuirà al conseguimento di obiettivi strategici europei.

Infatti, il RRF, come ho anticipato, riflette il Green Deal europeo, quale strategia di crescita dell’Europa, e l’importanza assegnata dall’Unione europea all’esigenza di affrontare i cambiamenti climatici, in linea con l’impegno dell’Unione di attuare l’accordo di Parigi sul clima e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU.

Per questo motivo, il regolamento istitutivo prescrive che anche il RRF, come tutti i programmi settoriali dell’Unione europea del periodo 2021-2027, concorra all’obiettivo di dedicare almeno il 30% della spesa di bilancio dell’Unione al sostegno di obiettivi climatici. Anzi, ai piani per la ripresa e la resilienza degli Stati membri il regolamento richiede uno sforzo ulteriore: le misure sostenute dal RRF dovrebbero contribuire alla transizione verde, compresa la biodiversità, o alle sfide che ne derivano, e dovrebbero rappresentare almeno il 37% dell’assegnazione totale di ogni singolo piano per la ripresa e la resilienza, un obiettivo il cui raggiungimento sarà monitorato dalla Commissione europea sulla base di una metodologia di verifica descritta nell’allegato VI del regolamento istitutivo.

Nelle strategie europee, la transizione verde sarà accompagnata anche dalla transizione digitale; pertanto,  le misure sostenute dal RRF e incluse nei piani nazionali per la ripresa e la resilienza dovrebbero prevedere una spesa digitale pari a un importo che rappresenti almeno il 20% della dotazione del singolo piano. L’allegato VII del regolamento stabilisce la metodologia di controllo che sarà utilizzata dalla Commissione europea per monitorare il sostegno agli obiettivi digitali.

Le raccomandazioni specifiche per Paese

Inoltre, sempre a conferma del fatto che il RRF finanzierà strategie e piani nazionali coerenti con gli obiettivi delle politiche dell’Unione europea, la Commissione europea nella Strategia annuale per la crescita sostenibile 2021, presentata agli Stati membri il 17 settembre 2020, ha definito le priorità dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza: essi dovranno, da un lato, rispecchiare le sfide specifiche che ciascun Paese si trova ad affrontare, quali delineate nelle Raccomandazioni specifiche per Paese adottate nel contesto del semestre europeo; dall’altro, dovranno essere allineati alle priorità politiche dell’Unione europea.

In una comunicazione del 3 marzo 2021 sulle politiche di bilancio degli Stati membri durante e, soprattutto, dopo la pandemia – e, quindi, sulla disattivazione della clausola di salvaguardia del patto di stabilità e crescita che ha permesso, sino ad oggi, una notevole espansione della spesa pubblica nazionale – la stessa Commissione ha ribadito la necessità per ogni Stato membro di affrontare efficacemente nel piano nazionale  tutte le sfide o una parte significativa delle sfide individuate nelle rispettive raccomandazioni specifiche per paese, comprese quelle che contribuiscono alla sostenibilità delle finanze pubbliche a medio termine.

Su questo punto le indicazioni della Commissione europea sono chiare:

“Sul versante delle entrate ciò potrebbe includere misure volte a rafforzare la riscossione e l’applicazione delle imposte, ad ampliare la base imponibile e ad avviare trasferimenti della pressione fiscale favorevoli alla crescita, che tra l’altro riducano l’onere sul lavoro e sostengano gli obiettivi climatici e ambientali.

Sul versante della spesa, ciò potrebbe includere misure volte a rafforzare la gestione delle finanze pubbliche e a intraprendere solide revisioni della spesa, che portino a un significativo riorientamento della spesa verso usi più produttivi. Potrebbe anche comprendere misure volte a garantire la sostenibilità dei sistemi di protezione sociale, ad esempio mediante riforme che aumentino i tassi di occupazione e riducano il rischio che la crisi causata dalla pandemia di COVID-19 porti a un aumento della disoccupazione di lunga durata o a un calo della partecipazione al mercato del lavoro, anche nella prospettiva dell’invecchiamento demografico. Infine, le misure che eliminano inutili ostacoli agli investimenti e all’attività imprenditoriale sono importanti per preservare finanze pubbliche sane attraverso una maggiore crescita economica, spesso senza comportare costi di bilancio”.

Le sette iniziative faro europee

Sul versante delle priorità dell’Unione europea, la Commissione ha individuato alcune sfide comuni a tutti gli Stati membri, le quali  richiedono investimenti e riforme coordinati a livello europeo per aumentarne l’impatto sociale, economico e ambientale.

Si tratta di sette iniziative faro europee (illustrate anche nelle Linee guida per la redazione del piani nazionali, pubblicate dalla stessa Commissione, nella versione aggiornata al regolamento da ultimo approvato, in un recente documento di lavoro del 22 gennaio 2021) che – secondo la Commissione europea – garantiranno il successo della ripresa dell’Europa e ne faranno un continente digitale e più verde, oltre ad aumentare la coesione tra gli Stati membri.

 

  1. Power up (premere sull’acceleratore): l’iniziativa faro getterà le basi per i mercati guida dell’idrogeno in Europa e per creare le relative infrastrutture. A tal fine, essa mira a finanziare la generazione e l’integrazione settoriale di quasi il 40% dei 500 GW di produzione di energia rinnovabile necessari entro il 2030, a sostenere l’installazione di 6 GW di capacità di elettrolizzatori e la produzione e il trasporto di 1 milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile in tutta l’Unione europea entro il 2025.
  2. Renovate (ristrutturare): l’obiettivo dell’iniziativa faro è di contribuire a raddoppiare il tasso di ristrutturazione entro il 2025 e a promuovere le cosiddette ristrutturazioni profonde degli edifici pubblici e privati. Il miglioramento dell’efficienza energetica e delle risorse degli edifici contribuirà in modo sostanziale al conseguimento degli obiettivi climatici dell’Unione, creerà un gran numero di posti di lavoro a livello locale in tutti gli Stati membri e promuoverà lo sviluppo digitale mediante la domotica e i sistemi di misurazione intelligenti.
  3. Recharge and refuel (ricaricare e rifornire): sempre entro il 2025 l’iniziativa faro mirerà a costruire un milione di punti di ricarica sui tre milioni necessari nel 2030 e metà delle 1.000 stazioni di idrogeno necessarie. Con la promozione di queste tecnologie pulite, adeguate alle esigenze del futuro, saranno accelerati l’uso di sistemi di trasporto sostenibili, accessibili e intelligenti, la creazione di una rete di stazioni di ricarica e rifornimento e l’ampliamento dei trasporti pubblici, le città e le regioni europee saranno rese più pulite, sarà accelerata la transizione industriale e si contribuirà al conseguimento degli obiettivi climatici dell’accordo di Parigi sul clima.
  4. Connect (connettere): l’iniziativa faro mira ad assicurare a tutti i cittadini e a tutte le imprese in Europa l’accesso a servizi a banda larga rapidi, comprese le reti in fibra e 5G, con una connettività a Gigabit di cui oggi solo il 44% delle famiglie dispone. In particolare, il RFF si concentrerà sullo sviluppo della comunicazione mediante crittografia quantistica, garantendo la più ampia copertura territoriale possibile nelle zone non servite dal mercato e preservando, nel contempo, l’autonomia strategica dell’Unione europea. L’obiettivo del RRF è di garantire entro il 2025 la copertura 5G ininterrotta più ampia possibile per tutte le zone d’Europa.
  5. Modernise (modernizzare): gli obiettivi di questa iniziativa faro entro il 2025 sono di fare in modo che tutti gli Stati membri siano in grado di garantire il rilascio dell’identità digitale europea (e-ID) e le pubbliche amministrazioni possano fornire servizi pubblici digitali interoperabili, personalizzati e di facile utilizzo.
  6. Scale-up (espandere): l’iniziativa faro mirerà a raddoppiare, entro il 2025, la produzione di semiconduttori in Europa per produrre processori volte più efficienti sotto il profilo energetico. Ciò consentirà, ad esempio, la rapida diffusione delle automobili connesse e il raddoppio della quota di imprese dell’Unione che utilizzano servizi cloud avanzati e megadati, rispetto al 16 % di oggi.
  7. Reskill and upskill (riqualificare e aggiornare le competenze): investimenti senza precedenti nella riqualificazione e nell’aggiornamento delle competenze sono fondamentali per sostenere le transizioni verde e digitale, rafforzare il potenziale di innovazione e di crescita, promuovere la resilienza economica e sociale e garantire un’occupazione di qualità e l’inclusione sociale. Gli investimenti e le riforme dovrebbero concentrarsi sui sistemi di istruzione i quali devono essere ulteriormente adeguati alle sfide del XXI secolo in modo da assicurare a tutti competenze digitali e servizi di istruzione e formazione professionale per tutte le età. L’iniziativa faro mira, entro il 2025, ad aumentare dal 42% del 2019 al 70% la percentuale di europei di età compresa tra i 16 e i 74 anni con competenze digitali di base; ad aumentare la percentuale di studenti di età compresa tra i 13 e i 14 anni che presentano risultati insufficienti in termini di alfabetizzazione informatica dovrebbe scendere, al fine di ridurre al di sotto del 15%; almeno quattro laureati su cinque dovrebbero essere occupati e tre su cinque dovrebbero beneficiare di una formazione sul posto di lavoro. Particolare attenzione dovrà essere rivolta ai gruppi svantaggiati, alle donne e in particolare ai giovani che entrano nel mercato del lavoro, creando opportunità di lavoro di qualità e sostenendo un’offerta adeguata di posti di apprendistato e rafforzando l’istruzione e la formazione professionale.

 

(continua)

 

 

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