Il Piano d’azione 2021 traduce il Pilastro sociale in obiettivi UE al 2030 su lavoro, competenze e inclusione, nel quadro della ripresa.
Introduzione
Il rafforzamento della dimensione sociale dell’Unione europea è uno dei fili conduttori che attraversano da anni questo blog. Dalla riflessione sul futuro del welfare europeo e sul distacco dei lavoratori, fino ai temi più recenti delle retribuzioni minime adeguate, del lavoro nelle piattaforme digitali, della carenza di competenze, delle condizioni di lavoro nella ricerca e degli impegni assunti dagli Stati membri per il 2030, il percorso dell’“Europa sociale” è emerso sempre più chiaramente come uno dei cantieri politici e normativi più rilevanti dell’integrazione europea.
In questo quadro, il Piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali, presentato dalla Commissione europea il 4 marzo 2021, rappresenta un passaggio decisivo. Non introduce un nuovo catalogo di diritti, ma si propone di trasformare i venti principi del Pilastro proclamato a Göteborg nel 2017 in un’agenda operativa di riforme, iniziative legislative, strumenti di coordinamento e obiettivi comuni al 2030.
Il Piano si colloca in un contesto eccezionale: la crisi pandemica, la necessità di una ripresa equa e resiliente e l’avvio delle transizioni verde e digitale. Proprio per questo la Commissione lo presenta come il quadro attraverso cui aggiornare il “corpus di norme sociali” dell’Unione e accompagnare i cambiamenti economici e sociali in corso.
È alla luce di questa impostazione che va letto il documento del 2021: non come un semplice repertorio di iniziative sociali, ma come il tentativo di dare attuazione concreta al Pilastro europeo dei diritti sociali, fissando priorità comuni e tre obiettivi misurabili dell’Europa sociale da raggiungere entro il 2030.
Il pilastro europeo dei diritti sociali
Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno proclamato il pilastro europeo dei diritti sociali nel 2017, in occasione del vertice di Göteborg. Come ho avuto modo di scrivere in questo blog, esso si compone di venti principi che stanno guidando la creazione di un’Europa sociale.
Il pilastro è strutturato in tre capitoli, i quali esprimono principi e diritti essenziali per mercati del lavoro e sistemi di welfare equi e ben funzionanti in tutta Europa:
- Pari opportunità e accesso al mercato del lavoro;
- Condizioni di lavoro eque;
- Protezione sociale e inclusione.
Sin dall’inizio del suo mandato, alla fine del 2019, la Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen ha dato un forte impulso all’attuazione dei principi del pilastro sociale con le seguenti iniziative, tra le altre:
- la creazione di un Fondo per una transizione giusta, la cui procedura legislativa si sta completando in questi mesi;
- la strategia europea per l’uguaglianza di genere;
- la nuova agenda europea per le competenze;
- lo strumento di sostegno temporaneo per mitigare i rischi di disoccupazione in caso di emergenza (SURE);
- infine, la proposta di direttiva UE su salari minimi adeguati.
Il piano di azione
Il 4 marzo scorso, la stessa Commissione europea ha presentato un vero e proprio “Piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali”, il quale rappresenta per l’Europa l’opportunità di aggiornare il proprio corpus di norme sociali, affrontando, nel contempo, con determinazione le trasformazioni a lungo termine dei nostri mercati del lavoro e dell’economia europea, indotte dai nuovi sviluppi a livello sociale, tecnologico ed economico, dai cambiamenti climatici e, non da ultimo, dalle conseguenze socioeconomiche della pandemia.
Infatti, molte persone sono preoccupate per il proprio lavoro e per il proprio futuro: il Piano di azione indica una direzione agli Stati membri per politiche atte a creare posti di lavoro e competenze di qualità, offrire una protezione adeguata a coloro che ne hanno bisogno, spianare la strada a una ripresa equa, inclusiva e resiliente e preparare l’Europa a una transizione giusta verso economie più verdi e più digitali.
A tal fine, il piano d’azione propone azioni concrete per accelerare l’attuazione dei principi e trasformare ulteriormente i diritti e i principi sociali dell’Europa in una realtà.
Propone, inoltre, tre obiettivi principali per l’occupazione, le competenze e la protezione sociale, da raggiungere entro il 2030, da conseguire anche grazie al sostegno finanziario senza precedenti offerto dal quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e da NextGenerationEU.
I tre obiettivi principali dell’Europa sociale proposti dalla Commissione europea, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, sono indicati nella seguente tabella, che evidenzia anche gli attuali punti di partenza, in base ai dati disponibili più aggiornati.

Il monitoraggio
Il monitoraggio dei progressi non è affidato a un meccanismo ad hoc, ma si inserisce nel semestre europeo, che viene confermato come quadro di coordinamento delle politiche economiche, occupazionali e sociali, con il supporto di un quadro di valutazione della situazione sociale riveduto.
A tal fine, la Commissione propone anche una revisione del quadro di valutazione della situazione sociale, che costituisce uno degli strumenti chiave del semestre europeo. Il nuovo sistema di indicatori è destinato a riflettere in modo più completo i principi del Pilastro e a consentire un monitoraggio più sistematico dei progressi compiuti dagli Stati membri.
Il quadro riveduto, illustrato negli allegati al Piano, amplia e aggiorna gli indicatori esistenti nelle tre aree delle pari opportunità, delle condizioni di lavoro e della protezione sociale, rafforzando al contempo il collegamento con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. In questo modo, l’attuazione del Pilastro viene ancorata a un sistema di misurazione comparabile e integrato nel coordinamento delle politiche economiche e sociali dell’Unione.
Le azioni
Un elemento centrale del Piano, che merita di essere sottolineato, è il legame strutturale tra la dimensione sociale e le grandi trasformazioni in atto nell’Unione. La Commissione colloca infatti l’attuazione del Pilastro nel contesto della duplice transizione verde e digitale, evidenziando come tali processi – insieme alle dinamiche demografiche e agli effetti della pandemia – stiano ridefinendo profondamente mercati del lavoro, sistemi di protezione sociale e modelli di sviluppo.
In questa prospettiva, una “Europa sociale forte” non è presentata come un obiettivo autonomo, ma come una condizione necessaria per il successo del Green Deal europeo e del decennio digitale. L’aggiornamento del “corpus di norme sociali” dell’Unione viene quindi concepito come uno strumento per accompagnare il cambiamento, sostenere le transizioni occupazionali e garantire che i costi dell’adattamento non ricadano in modo sproporzionato sui gruppi più vulnerabili.
L’allegato 1 del Piano di azione – di cui si riporta, in appendice, il link – elenca una serie di azioni concrete e, soprattutto, un preciso calendario di attuazione.
Più precisamente, la Commissione presenta il Piano come il proprio contributo all’attuazione del Pilastro sociale, la cui realizzazione dipende in larga misura dagli Stati membri, ma che richiede anche un’azione complementare dell’Unione europea.
Iniziative attuate
Tre azioni sono già state attuate, in particolare:
- la Raccomandazione (UE) 2021/402 della Commissione europea del 4 marzo 2021 relativa a un sostegno attivo ed efficace all’occupazione (EASE) in seguito alla crisi COVID-19. La raccomandazione EASE fornisce orientamenti agli Stati membri sulle politiche attive del mercato del lavoro e indica come gli Stati membri potrebbero utilizzare i fondi dell’Unione europea. Le politiche attive dovrebbero comprendere tre componenti: (1) incentivi all’assunzione e sostegno all’imprenditorialità, (2) opportunità di riqualificazione e riqualificazione e (3) maggiore sostegno da parte dei servizi per l’impiego, con un’attenzione particolare ai giovani e ai lavoratori di tutte le età nei settori le più colpite dalla pandemia;
- una nuova strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030;
- una proposta di direttiva sulla trasparenza salariale migliorerà l’accesso dei lavoratori alle informazioni sulla retribuzione, aumentando la consapevolezza della discriminazione e facilitando il rispetto del diritto alla parità di retribuzione uomo-donna;
- una proposta per la Garanzia europea per l’infanzia.
Nuove iniziative
Infine, la Commissione ha annunciato le seguenti ulteriori iniziative chiave per un’Europa sociale forte, che saranno intraprese nel corso del 2021, quali:
- un nuovo quadro strategico per la sicurezza e la salute sul lavoro;
- una piattaforma europea di collaborazione contro i senzatetto;
- una comunicazione sul lavoro dignitoso nel mondo;
- un’iniziativa legislativa per migliorare le condizioni di lavoro delle persone che lavorano attraverso le piattaforme del lavoro digitale; e
- un piano d’azione per l’economia sociale.
Resta da scrivere che il piano d’azione costituisce anche il contributo della Commissione al vertice sociale di Porto, organizzato dalla presidenza portoghese del Consiglio dell’Unione europea, nel prossimo mese di maggio 2021. Il vertice si concentrerà sul rafforzamento della dimensione sociale dell’Europa e sarà un’occasione per rinnovare, al più alto livello politico, l’impegno ad attuare il Pilastro europeo dei diritti sociali.
ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:
- Comunicazione della Commissione europea, Piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali, doc. COM(2021) 102 del 4.3.2021
- Commissione europea, Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO per rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione per uguale lavoro o lavoro di pari valore tra uomini e donne attraverso la trasparenza della retribuzione e meccanismi di applicazione, doc. COM (2021) 93 del 4.3.2021
- AGGIORNAMENTO: adottata dalla Direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 maggio 2023 volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione, in GU UE L 132 del 17.5.2023, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2023/970/oj
- RACCOMANDAZIONE (UE) 2021/402 DELLA COMMISSIONE del 4 marzo 2021 relativa a un sostegno attivo ed efficace all’occupazione (EASE) in seguito alla crisi COVID-19, in GU UE L 80 dell’8.3.2021
- Comunicazione della Commissione europea, Strategia dell’Unione europea per i diritti dell’infanzia, doc. COM(2021) 142 del 24.3.2021
- Commissione europea, Proposta di raccomandazione del Consiglio che stabilisce una garanzia europea per l’infanzia, doc. COM(2021) 137 del 24.3.2021
- AGGIORNAMENTO: adottata dalla Raccomandazione (UE) 2021/1004 del Consiglio del 14 giugno 2021 che istituisce una garanzia europea per l’infanzia, in GU UE L 223 del 22.6.2021 ELI: http://data.europa.eu/eli/reco/2021/1004/oj
Approfondimenti su lavoro e welfare nell’Unione europea:
1 maggio 2025 – Lavoro e Unione europea: una tutela in evoluzione. Riflessioni per il 1° maggio
26 aprile 2024 – Carenza di manodopera e di competenze in Europa: il piano d’azione UE 2024
18 agosto 2023 – Lavorare nel mondo della ricerca in Europa: le nuove iniziative UE del 2023
23 giugno 2023 – Orario di lavoro: sfide e soluzioni UE. La comunicazione interpretativa 2023
1 luglio 2022 – Diritti sociali UE: impegni degli Stati membri assunti nel 2022 per il 2030
4 febbraio 2022 – Europa sociale: la proposta 2021 di direttiva sul lavoro nelle piattaforme digitali
6 novembre 2020 – Retribuzioni minime adeguate: la proposta di direttiva UE del 2020
24 gennaio 2020 – Europa sociale: verso un welfare europeo e il piano d’azione 2021
19 aprile 2019 – La disoccupazione di lunga durata in Europa e in Italia: la raccomandazione UE 2016
7 aprile 2018 – Pilastro europeo dei diritti sociali: verso un’Autorità europea del lavoro
12 maggio 2017 – L’Europa sociale: una risposta alle opportunità e ai rischi che ci riserva il futuro?
2 aprile 2016 – Quali diritti sociali nell’UE? La Commissione apre il dibattito
11 marzo 2016 – Il distacco dei lavoratori nell’Unione europea
