Valutazione UE 2023 sulla Raccomandazione 2016 per rafforzare la formazione degli adulti e favorire l’uscita dai lavori mal pagati.
Introduzione
Dal momento della laurea, o della successiva specializzazione, per chi entra nel mondo del lavoro a volte inizia un lento ma inesorabile processo di obsolescenza delle proprie conoscenze e competenze, rallentato solo in parte dalla formazione on the job o, più di frequente, da iniziative formative individuali.
Oggi tale processo è accelerato dalle transizioni verde e digitale, le quali stanno rendendo le competenze acquisite nel corso dell’istruzione e della formazione iniziali del tutto insufficienti a soddisfare l’evoluzione della domanda del mercato del lavoro.
Le offerte di lavoro richiedono un livello sempre più elevato di competenze a più ampio spettro. Anche i lavori per i quali tradizionalmente erano richieste qualifiche di basso livello o non era richiesta nessun tipo di qualifica, diventano più impegnativi. In futuro, un’ampia maggioranza dei posti di lavoro richiederà un certo livello di competenza digitale, mentre un numero crescente di lavori elementari imporrà il possesso di alcune competenze fondamentali o generiche (come, a esempio comunicazione, risoluzione di problemi, lavoro di gruppo e intelligenza emotiva).
Oltre alle conseguenze delle transizioni verde e digitale, per i prossimi decenni, le tendenze demografiche porteranno a una riduzione della forza lavoro e ciò aumenterà la necessità di un utilizzo completo delle competenze da parte di chiunque si trovi nel mercato del lavoro.
Queste trasformazioni richiederanno sistemi di istruzione e formazione europei solidi che premino l’adattabilità, in un momento in cui essi sono ancora inadatti alla loro entità e rapidità. Oltre alle qualifiche formali, infatti, acquistano sempre più importanza le competenze.
È evidente, quindi, l’urgenza di politiche per lo sviluppo delle competenze da parte degli adulti in tutto l’arco della loro vita.
Per questi motivi, il piano d’azione sul Pilastro europeo dei diritti sociali stabilisce che, entro il 2030, almeno il 60% di tutti gli adulti tra i 25 e i 64 anni dovrebbe partecipare ogni anno ad attività di formazione: nel 2022, secondo i più recenti dati di Eurostat (European pillar of social rights – Scoreboard) solo l’11,9% degli adulti europei (10,8% dei maschi e 12,9% delle donne) ha partecipato ad attività di miglioramento delle proprie competenze.
Anche l’Italia si pone l’obiettivo, entro il 2030, del 60% di adulti in formazione, rispetto al 9,6% attuale (9,4% dei maschi e 9,9% delle donne).
In proposito, è da ricordare che lo sviluppo delle competenze nell’intero arco della vita è sancito come diritto individuale dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dal Pilastro europeo dei diritti sociali e dal relativo piano di azione .
La raccomandazione europea sui percorsi di miglioramento del livello delle competenze degli adulti
Pertanto, il Consiglio dell’Unione europea, nel 2016, ha adottato una specifica raccomandazione sui percorsi di miglioramento del livello delle competenze degli adulti, che gli Stati membri si sono impegnati ad applicare, soprattutto per offrire agli adulti con un livello basso di abilità, conoscenze e competenze, a esempio con una qualifica inferiore all’istruzione secondaria o scarse conoscenze digitali, nuove opportunità di sviluppo delle proprie competenze di base e/o di acquisire uno spettro più ampio di competenze importanti per avere un ruolo attivo della società e nel mercato del lavoro.
Per raggiungere gli obiettivi della raccomandazione, gli Stati membri sono stati invitati a fornire agli adulti con un basso livello di competenze rispetto alle richieste del mercato del lavoro, un sostegno personalizzato attraverso un percorso integrato a tre fasi, come evidenziato nello schema seguente.
In particolare, è stato raccomandato agli Stati membri di identificare gruppi prioritari di destinatari, di garantire un effettivo coordinamento e partenariati tra i portatori di interessi e di attuare misure di sensibilizzazione, orientamento e sostegno per rendere i potenziali beneficiari consapevoli delle opportunità esistenti e per guidarli in tutte le fasi del processo.
La strategia italiana è stata delineata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in un rapporto relativo alla implementazione di tale raccomandazione, presentato nel 2018, assieme al Ministero dell’Università e della Ricerca.
I risultati raggiunti: la valutazione della Commissione europea
La raccomandazione invita la Commissione europea a presentare al Consiglio una relazione in merito alla sua attuazione negli Stati membri e a livello europeo: la relazione del 2023 è stata presentata a luglio e descrive in che misura la raccomandazione è efficace, efficiente e coerente, offre valore aggiunto europeo e continua a mostrarsi pertinente nell’affrontare le necessità attuali.
In termini di efficacia, i riscontri a disposizione della Commissione europea delineano un’efficacia complessiva moderata.
Gli indicatori pertinenti mostrano tendenze moderatamente positive e un’attuazione disomogenea tra gli Stati membri attraverso misure spesso carenti in termini di portata e coordinamento.
Le opportunità di valutazione delle competenze sono ormai diffuse negli Stati membri, ma richiedono un’ulteriore professionalizzazione del personale e una percezione sociale priva di stigmatizzazioni. Ciò significa che la valutazione delle competenze può essere comunicata in modo più positivo e motivante mettendo in rilievo le competenze esistenti dalle quali partire.
In proposito, sebbene si sia verificato un miglioramento della convalida e del riconoscimento delle competenze in alcuni Stati membri, l’integrazione all’interno del sistema di istruzione e di formazione è spesso limitata e il livello di sensibilizzazione e di adozione tra gli adulti rimane scarso.
Ad ogni modo, la percentuale di adulti poco qualificati tra i 25 e i 64 anni a livello europeo è diminuita dal 23,4% nel 2016 (56,1 milioni) al 20,7% nel 2022 (48,2 milioni). A livello nazionale, tale percentuale è diminuita, nel medesimo periodo, dal 39,9% (13,1 milioni) al 37,3% (11,6 milioni).
Tuttavia, sono da considerare fattori esterni ed estranei alla raccomandazione in esame, nello specifico, i cambiamenti demografici, che potrebbero avere influito su queste tendenze.
Sotto il profilo dell’efficienza, invece, la Commissione europea non può trarre alcuna conclusione, poiché gli Stati membri non hanno provveduto alla raccolta sistematica dei dati su costi e benefici delle misure di attuazione.
I finanziamenti della stessa Unione europea, in particolare il Fondo sociale europeo (FSE) , sono la principale fonte di finanziamento di molte delle misure di formazione permanente condotte dagli Stati membri. Tuttavia, la Commissione ha la percezione che l’efficacia dell’attuazione cambi in base al livello di presenza di diversi aspetti, ad esempio di responsabilità chiare assegnate agli attori, dell’applicazione di processi di selezione di erogatori di formazione di qualità, del coinvolgimento di personale specificatamente formato e della collaborazione con i datori di lavoro, nonché del monitoraggio e della valutazione usati per migliorare l’attuazione stessa.
Dal punto di vista della coerenza, pur osservando una integrazione insufficiente delle tre fasi di accompagnamento in un percorso unico e la mancanza di coordinamento strategico tra le misure di attuazione e altri aspetti del sistema di apprendimento per gli adulti, aspetti che compromettono la coerenza dell’attuazione a livello nazionale, tuttavia, in generale, la Commissione ritiene che la raccomandazione sia coerente e complementare con altre iniziative dell’Unione europea relative a competenze e occupazione, nello specifico: le raccomandazioni del Consiglio sulla convalida dell’apprendimento non formale e informale (2012), sull’istituzione di una garanzia per i giovani (2013) e relativa a un ponte verso il lavoro, che rafforza la garanzia per i giovani (2020), sull’inserimento dei disoccupati di lungo periodo nel mercato del lavoro (2016), relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente (2018), alle microcredenziali (2022) e sui conti individuali di apprendimento (2022).
In considerazione della natura non vincolante della raccomandazione, il valore aggiunto europeo e la sua pertinenza agli obiettivi dell’Unione, si sono concretizzati principalmente sotto forma di maggiore attenzione da parte della politica alle scarse competenze di base tra gli adulti in diversi Stati membri.
I problemi
In sintesi, i problemi riscontrati dalla Commissione europea circa la formazione degli adulti sono i seguenti:
- la prima problematica significativa riguarda l’avanzamento di un’attuazione disomogenea tra Stati membri, con importanti discrepanze relative alle opportunità di miglioramento dei livelli delle competenze disponibili per gli adulti poco qualificati;
- la seconda problematica significativa riguarda la portata spesso ridotta e la sensibilizzazione insufficiente delle misure di attuazione adottate dagli Stati membri;
- la terza problematica significativa riguarda il ruolo dominante dei finanziamenti nell’ambito di progetti dell’Unione europea, rispetto a quello dei finanziamenti strutturali nazionali;
- la quarta problematica significativa riguarda l’integrazione, spesso insufficiente, delle tre fasi della raccomandazione in un percorso completo, il che rispecchia il livello insufficiente di coordinamento strategico. L’approccio congiunto della raccomandazione spesso non viene trasferito nelle misure di attuazione degli Stati membri a scapito della portata di monitoraggio e valutazione e della capacità di imparare dai riscontri ottenuti.
Le possibili soluzioni
Pertanto, per rafforzare l’attuazione della Raccomandazione del Consiglio gli Stati membri, con il sostegno della Commissione, sono invitati a rivedere le proprie politiche di formazione degli adulti e a:
- rafforzare la cooperazione strategica a livello nazionale per creare percorsi di miglioramento del livello delle competenze integrati e aprire le porte a comunità di apprendimento, anche attraverso lo sviluppo e la revisione delle strategie nazionali sulle competenze da parte di tutti gli organi amministrativi, in stretta collaborazione con le parti sociali, i servizi pubblici per l’impiego e altri portatori di interessi pertinenti;
- incoraggiare l’azione collettiva e un ampio approccio al partenariato nell’ambito delle competenze di base tra portatori di interessi pubblici e privati, anche attraverso il patto per le competenze , concentrandosi sul luogo di lavoro come ambiente di apprendimento;
- definire meglio i beneficiari del miglioramento del livello delle competenze, al fine di rispecchiare le tendenze come il passaggio a un’economia digitale e verde, assicurandosi che nessuno venga lasciato indietro, adattando al contempo le misure di sostegno conseguenti e personalizzandole alle esigenze specifiche dei singoli casi;
- ampliare la portata della sensibilizzazione in particolare ai gruppi più difficili da raggiungere, evitando al contempo la stigmatizzazione ponendo in rilievo i vantaggi futuri del miglioramento delle competenze rispetto all’attuale deficit di competenze;
- usare le importanti risorse dell’Unione europee messe a disposizione dai Piani per la ripresa e la resilienza e dai programmi del Fondo sociale europeo Plus, per guidare gli investimenti nelle competenze, le riforme infrastrutturali e nazionali e offrire sostegno attraverso finanziamenti nazionali a medio e lungo termine per ottenere miglioramenti strutturali;
- servirsi dell’attuazione della raccomandazione del Consiglio sui conti individuali di apprendimento per incrementare la fornitura di opportunità di istruzione di qualità, flessibili, personalizzate e che non diano adito a stigmatizzazioni, nonché per agevolare la loro pratica integrazione nell’ambito della valutazione e della convalida delle competenze e dell’orientamento professionale con il sostegno di adeguati finanziamenti nazionali;
- servirsi dell’attuazione della raccomandazione del Consiglio sulle microcredenziali per migliorare la trasparenza e il riconoscimento dei risultati dei corsi di formazione brevi.
ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:
- Relazione della Commissione al Consiglio, Valutazione della raccomandazione del Consiglio, del 19 dicembre 2016, sui percorsi di miglioramento del livello delle competenze: nuove opportunità, doc. COM(2023) 439 del 17.7.2023
- Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea, del 19 dicembre 2016, sui percorsi di miglioramento del livello delle competenze: nuove opportunità per gli adulti, in GU UE C 484 del 24.12.2016
Approfondimenti sull’agenda europea delle competenze:
Strategia UE per una Unione delle competenze:
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