La vera risorsa dell’Unione europea sono i suoi cittadini: l’Europa, infatti, non dispone di risorse naturali, materie prime, né di tecnologie dominanti o dirompenti.

La nostra economia sociale di mercato – diceva la Presidente della Commissione europea nel suo ultimo discorso al Parlamento europeo sullo “Stato dell’Unione”, lo scorso mese di settembre – incoraggia tutti a eccellere, ma si occupa anche delle nostre fragilità in quanto esseri umani; premia i risultati e garantisce protezione; offre opportunità, ma fissa anche dei limiti.”

Quindi, investire nelle persone è essenziale per continuare ad assicurare la competitività dell’Unione europea e delle sue imprese e il livello di benessere raggiunto in tutta Europa, soprattutto di fronte al nuovo fenomeno della carenza di risorse umane: se, da un lato, il numero di disoccupati non è mai stato così basso come in questo frangente storico, dall’altro, il numero di posti di lavoro vacanti ha raggiunto livelli record.

I dati forniti dalla Commissione europea parlano da soli: oggi oltre i tre quarti delle imprese dell’Unione incontra difficoltà nel trovare lavoratori qualificati e, d’altro canto, i dati Eurostat più recenti indicano che solo il 37% degli adulti ha l’abitudine di seguire corsi di formazione. Inoltre, 4 cittadini europei su 10 (1 lavoratore su 3) non dispongono delle competenze digitali di base. Sempre a livello europeo, già nel 2021, in ben 28 attività lavorative (dall’edilizia all’assistenza sanitaria, dall’ingegneria all’informatica) si registravano carenze in termini di competenze.

Investire molto di più nella formazione e nello sviluppo delle competenze dei cittadini europei è, quindi, l’obiettivo dell’Unione europea per il 2023, dichiarato “Anno europeo delle competenze”.

Un intero anno dedicato a riflessioni e iniziative focalizzate sulle nuove sfide prioritarie del mondo del lavoro lungo quattro obiettivi principali:

  • promuovere investimenti maggiori, più efficaci e inclusivi nella formazione e nel miglioramento del livello delle competenze per sfruttare appieno il potenziale della forza lavoro europea e sostenere le persone nel passaggio da un posto di lavoro a un altro;
  • garantire che le competenze siano adeguate alle esigenze del mercato del lavoro, anche cooperando con le parti sociali e le imprese;
  • abbinare gli obiettivi, le aspirazioni e le competenze delle persone alle opportunità offerte dal mercato del lavoro, in particolare per la transizione verde e digitale e la ripresa economica. Si presterà particolare attenzione all’attivazione di un maggior numero di persone per il mercato del lavoro, in particolare donne e giovani che non hanno un lavoro né seguono un percorso scolastico o formativo;
  • attrarre persone provenienti da paesi terzi con le competenze necessarie all’Unione e che abbiano capacità e voglia di mettersi in gioco, anche rafforzandone le opportunità di apprendimento e la mobilità e agevolandone il riconoscimento delle qualifiche conseguite al di fuori dell’Unione.

Per raggiungere questi obiettivi, la Commissione europea concentrerà i suoi sforzi in campagne di sensibilizzazione sul miglioramento delle competenze; attività di analisi del fabbisogno di competenze; azioni per favorire un più agevole riconoscimento delle qualifiche, comprese quelle rilasciate al di fuori dell’Unione, come si è appena scritto.

In particolare, l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita è un aspetto decisivo per la crescita delle competenze individuali e per l’economia in generale. Per questo motivo, gli Stati membri dell’Unione europea hanno approvato gli obiettivi sociali dell’Europa per il 2030, in base ai quali almeno il 60% degli adulti dovrebbe partecipare ogni anno ad attività di formazione, contribuendo in tal modo a raggiungere entro il 2030 l’obiettivo di un tasso di occupazione di almeno il 78%.

Inoltre, in base alla bussola per il digitale 2030, entro tale anno nell’Unione almeno l’80% degli adulti dovrebbe possedere per lo meno le competenze digitali di base e dovrebbero essere impiegati 20 milioni di specialisti delle TIC, mentre un numero maggiore di donne dovrebbe essere incoraggiato a svolgere tali attività professionali.

Oltre a ciò, un aspetto decisivo sarà l’avvio della programmazione delle politiche di coesione 2021-2027, per le quali, nel corso del 2022, la Commissione ha approvato tutti i programmi di spesa nazionali e regionali.

Quindi, dal 1° gennaio 2023, saranno disponibili – a livello nazionale e regionale – oltre 99 miliardi di euro stanziati dal Fondo sociale europeo Plus (FSE+), che è lo strumento principale dell’Unione europea per investire nelle persone.

Per l’Italia ciò significa 28,6 miliardi di euro, di cui 14,8 provenienti dal bilancio dell’Unione europea e 13,8 miliardi di euro di cofinanziamento nazionale, che saranno impiegati in diversi programmi, nazionali e regionali.

I programmi nazionali hanno una caratteristica tematica e, pertanto, i target delle persone su cui investiranno è differenziato in base alle specifiche finalità del programma: dagli insegnanti al personale sanitario, dagli operatori sociali ai giovani e alle donne.

Programma nazionali Italia 2021-2027

I programmi regionali, invece, hanno un carattere territoriale e, al loro interno, prevedono i diversi target di persone su cui investire individuati sulla base delle specifiche esigenze dei diversi territori.

Programmi regionali Italia: 2021-2027

 

Resta da dire che, per garantire il coordinamento delle attività a livello nazionale, la Commissione invita gli Stati membri a nominare un coordinatore nazionale per l’Anno europeo delle competenze.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Tutte le iniziative della Commissione europea relative al 2023 Anno europeo delle competenze sono consultabili sul sito della Commissione europea.


Approfondimenti sull’agenda europea delle competenze:

Strategia UE per una Unione delle competenze:
26 settembre 2025 – Competenze chiave: la svolta europea del 2025

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