Il nuovo quadro europeo delle competenze-chiave per l’apprendimento permanente

8 giugno 2018 di Mauro Varotto

Nel 2006 il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea hanno adottato una raccomandazione relativa alle cosiddette “competenze chiave”, cioè a quella “combinazione di conoscenze, abilità e atteggiamenti” ritenuti necessari perché ogni individuo possa affrontare le sfide della globalizzazione e adattarsi, in modo flessibile, ai cambiamenti in atto nella società e nell’economia.

La raccomandazione invitava gli Stati membri a sviluppare una “offerta di competenze chiave per tutti nell’ambito delle loro strategie di apprendimento permanente, tra cui le strategie per l’alfabetizzazione universale”, e ad avvalersi del quadro di riferimento europeo, il quale indicava otto competenze chiave per l’apprendimento permanente, che ho descritto in un precedente articolo.

Nell’ultimo decennio, questa raccomandazione ha rappresentato un importante documento di riferimento per lo sviluppo di sistemi di istruzione, formazione e apprendimento orientati alle competenze.

Tuttavia, oggi le competenze richieste agli individui sono cambiate: posti di lavoro sempre più automatizzati, tecnologie che svolgono un ruolo maggiore in tutti gli ambiti del lavoro e della vita quotidiana, la crescente importanza di sviluppare competenze imprenditoriali, sociali e civiche, sono essenziali per assicurare nelle persone resilienza e capacità di adattarsi ai cambiamenti.

Inoltre, una società che diventa sempre più mobile e digitale deve esplorare nuove modalità di apprendimento e ambienti di apprendimento più flessibili. Nell’economia della conoscenza, infatti, la memorizzazione di fatti e procedure è importante, ma non è più sufficiente per conseguire progressi e successi. Abilità quali la capacità di risoluzione di problemi, il pensiero critico, la capacità di cooperare, la creatività, il pensiero computazionale, l’autoregolamentazione, sono oggi più importanti che mai; sono gli strumenti che consentono di sfruttare in tempo reale ciò che si è appreso, al fine di sviluppare nuove idee, nuove teorie, nuovi prodotti e nuove conoscenze.

Del resto, negli ultimi anni sono cambiate anche le politiche europee.

Innanzitutto, oggi esiste un pilastro europeo dei diritti sociali, adottato il 17 novembre 2017 in occasione del vertice sociale per l’occupazione equa e la crescita che si è tenuto nella città di Göteborg, in Svezia e che rappresenta una delle maggiori conquiste dell’Unione europea degli ultimi anni.

Esso sancisce, come primo principio, che ogni persona ha diritto a un’istruzione, a una formazione e a un apprendimento permanente di qualità e inclusivi, al fine di mantenere e acquisire competenze che consentono di partecipare pienamente alla società e di gestire con successo le transizioni nel mercato del lavoro. Il pilastro europeo dei diritti sociali afferma anche il diritto di ogni persona a un’assistenza tempestiva e su misura per migliorare le prospettive di occupazione o di attività autonoma, alla formazione e alla riqualificazione, al proseguimento dell’istruzione e a un sostegno per la ricerca di un lavoro.

In secondo luogo, la promozione dello sviluppo delle competenze è uno degli obiettivi fondamentali nella prospettiva della creazione di uno “spazio europeo dell’istruzione” che possa “sfruttare a pieno le potenzialità rappresentate da istruzione e cultura quali forze propulsive per l’occupazione, la giustizia sociale e la cittadinanza attiva e mezzi per sperimentare l’identità europea in tutta la sua diversità”.

Infine, l’Unione europea deve fare i conti con i risultati di indagini internazionali quali il Programme for International Student Assessment (PISA) dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) e il programma per la valutazione internazionale delle competenze degli adulti (PIAAC) dell’OCSE.

Queste indagini indicano che una quota costantemente elevata di adolescenti e adulti dispone di competenze di base insufficienti.

Come rivela l’OCSE nei risultati dell’indagine PISA pubblicati nel 2016, nel 2015 uno studente su cinque aveva gravi difficoltà nello sviluppo di competenze sufficienti in lettura, matematica e scienze.

A livello europeo, il rapporto della Commissione europea intitolato “Education and Training Monitor 2016” dimostra che in alcuni paesi europei fino a un terzo degli adulti possiede competenze alfabetiche e aritmetico-matematiche solo ai livelli più bassi.

Anche il Digital Scoreboard 2017 (Quadro di valutazione digitale 2017) della Commissione europea svela che il 44% della popolazione dell’Unione ha competenze digitali scarse, e il 19% nulle.

Non sorprende, quindi, che, dopo un decennio, l’Unione europea abbia deciso di rivedere il quadro di riferimento delle competenze chiave del 2006.

Anticipata dalla comunicazione della Commissione intitolata “Una nuova agenda per le competenze per l’Europa” del giugno 2016 e frutto di ampie consultazioni pubbliche avvenute nel corso dell’ultimo biennio, la nuova raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea rivede e aggiorna sia la raccomandazione relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente, sia il pertinente quadro di riferimento europeo.

Essa riflette anche il nuovo contesto internazionale delineato:

  • dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall’Assemblea generale dell’ONU il 25 settembre 2015, il cui obiettivo 4.7 pone in evidenza la necessità di garantire che tutti i discenti acquisiscano la conoscenza e le competenze necessarie a promuovere lo sviluppo sostenibile, anche tramite un’educazione volta ad uno sviluppo e uno stile di vita sostenibili, ai diritti umani, alla parità di genere, alla promozione di una cultura pacifica e non violenta, alla cittadinanza globale e alla valorizzazione delle diversità culturali e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile;
  • dal programma d’azione globale dell’Unesco per l’istruzione il quale afferma che l’istruzione in vista dello sviluppo sostenibile costituisce un elemento fondamentale per un’istruzione di qualità nonché un fattore chiave per tutti gli altri obiettivi di sviluppo sostenibile.

Il quadro di riferimento conferma, come nel 2006, otto tipi di competenze chiave, intese come “una combinazione di conoscenze, abilità e atteggiamenti” in cui:

a) la conoscenza si compone di fatti e cifre, concetti, idee e teorie che sono già stabiliti e che forniscono le basi per comprendere un certo settore o argomento;

b) per abilità si intende sapere ed essere capaci di eseguire processi ed applicare le conoscenze esistenti al fine di ottenere risultati;

c) gli atteggiamenti descrivono la disposizione e la mentalità per agire o reagire a idee, persone o situazioni.

Nella seguente tabella sono indicate le nuove competenze, accanto a quelle del 2006: anche se già dalla ridenominazione di alcune competenze emergono evidenti differenze di approccio, tuttavia le differenze maggiori si riscontrano nei contenuti, come potranno scoprire coloro che leggeranno la nuova Raccomandazione.

Solo per fare un rapido esempio, la conoscenza “multilinguistica” (diversa dalla competenza “plurilinguistica”, come specifica la raccomandazione) comprende anche le lingue classiche come il greco antico e il latino, poiché esse sono all’origine di molte lingue moderne e possono pertanto facilitare l’apprendimento delle lingue in generale.

 

 

La raccomandazione precisa che:

“Le competenze chiave sono considerate tutte di pari importanza; ognuna di esse contribuisce a una vita fruttuosa nella società. Le competenze possono essere applicate in molti contesti differenti e in combinazioni diverse. Esse si sovrappongono e sono interconnesse; gli aspetti essenziali per un determinato ambito favoriscono le competenze in un altro. Elementi quali il pensiero critico, la risoluzione di problemi, il lavoro di squadra, le abilità comunicative e negoziali, le abilità analitiche, la creatività e le abilità interculturali sottendono a tutte le competenze chiave”.

Questa raccomandazione, come la precedente, fornisce alcuni orientamenti agli Stati membri, i quali sono e restano i soli responsabili dei contenuti dell’insegnamento e dell’organizzazione del sistema di istruzione: l’Unione europea in questo settore può solo incentivare la cooperazione tra gli Stati, senza nessuna possibilità di omgeneizzazione dei sistemi nazionali di istruzione e formazione, le cui diversità culturali e linguistiche sono, anzi, tutelate dai Trattati europei.

Infine, resta da dire che le competenze chiave non riguardano solo gli adolescenti ma le persone di qualsiasi età: questa “combinazione dinamica di conoscenze, abilità e atteggiamenti” dovrebbe essere appresa e sviluppata da ciascuno di noi lungo tutto l’arco della vita.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, in GU UE C189 del 4.6.2018, p. 1

Comunicazione della Commissione, Istituzione di un pilastro europeo dei diritti sociali, doc. COM(2017) 250 del 26.4.2017

Comunicazione della Commissione, Rafforzare l’identità europea grazie all’istruzione e alla cultura, doc. COM(2017) 673 del 14.11.2017

Conclusioni del Consiglio dell’Unione europea, Verso la prospettiva di uno spazio europeo dell’istruzione, in GU UE C195 del 7.6.2018, p. 7

Comunicazione della Commissione, Una nuova agenda per le competenze per l’Europa. Lavorare insieme per promuovere il capitale umano, l’occupabilità e la competitività, doc. COM(2016) 381 del 10.6.2016

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